+++mercoledì, 11 ottobre 2006+++

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+++mercoledì, 31 maggio 2006+++

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+++lunedì, 29 maggio 2006+++
Appena farà giorno mia madre partirà. Si lascerà alle spalle quell' emerito cazzone che sposò più di vent'anni fa. Prima l'ho vista, pensava a come dovrà essere stare lontano da noi, lontano da sua figlia per tre mesi. Tra qualche giorno parto anch'io, finalmente lontano da questo covo di idioti. Vedrò di trovarla. Non so quando la rivedrò, ma domani sarò lì a salutarla.
A lei dedico le parole di questa pagina, fin quando non scada, dopo ci penserò comunque io. Buon viaggio:

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+++sabato, 27 maggio 2006+++
Vorrei abbracciare quest’uomo, se solo riuscisse a capirmi.
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+++lunedì, 22 maggio 2006+++
A volte è meglio tacere, e cedere il passo a chi con le parole è più bravo di te:
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+++giovedì, 11 maggio 2006+++

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+++martedì, 09 maggio 2006+++

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+++venerdì, 28 aprile 2006+++
DETRUIRE NINA
Sans cesse à mes côtés s'agite le Démon ;
Luce luce lontana
Il nage autour de moi comme un air impalpable ;
più bassa delle stelle
Je l'avale et le sens qui brûle mon poumon
sarà la stessa mano
Et l'emplit d'un désir éternel et coupable.
che ti accende e ti spegne
// MUSICA E LEGGERA DANZA DI CAPELLI AL VENTO //
Parfois il prend, sachant mon grand amour de l'Art,
Ho visto Nina volare
La forme de la plus séduisante des femmes,
tra le corde dell'altalena
Et, sous de spécieux prétextes de cafard,
un giorno la prenderò
Accoutume ma lèvre à des philtres infâmes.
come fa il vento alla schiena...
// LACRIME INVOCATE PER SENTIRMI NORMALE //
Il me conduit ainsi, loin du regard de Dieu,
E se lo sa mio padre
Haletant et brisé de fatigue, au milieu
Des plaines de l'Ennui, profondes et désertes,
dovrò cambiar paese
Et jette dans mes yeux pleins de confusion
se mio padre lo sa
Des vêtements souillés, des blessures ouvertes,
Et l'appareil sanglant de la Destruction !
m'imbarcherò sul mare...
// TORNERO' , TROPPO TARDI //
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+++martedì, 25 aprile 2006+++

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+++sabato, 22 aprile 2006+++

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+++giovedì, 20 aprile 2006+++

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+++venerdì, 31 marzo 2006+++

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+++giovedì, 09 marzo 2006+++

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+++venerdì, 13 gennaio 2006+++

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+++martedì, 03 gennaio 2006+++

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+++martedì, 27 dicembre 2005+++

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+++sabato, 24 dicembre 2005+++

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+++mercoledì, 21 dicembre 2005+++
Sul fatto di essere il più terribile di tutti (a Thomas Hobbes)

Ma io non lo so. Come si può. Non riesco a non immaginare Hobbes, questo paffuto signorotto inglese, decisamente a modo, correre incontro all’intera tradizione aristotelico-tomistica, brandendo una spranga di ferro, urlando e sbraitando. Non riesco a non figurarmi la spranga di ferro che spezza le gambe all’intera tradizione scolastico-medievale. Ebbene, signori, questo caro uomo, ospite decisamente inquietante, doveva passare di qui, benché padre fondatore dello spirito moderno. E’ chiaramente inutile che ora vi stia a parlare di “come la vedeva lui”, tanto lo sanno tutti. Tuttavia, dopo che in questi giorni che mi trovavo a leggere il Leviatano (opera terribile e terrifichevole!!!), il mio intento è proprio quello di porre l’accento sulla spaventosa portata di alcune idee professate dal maestro. Che Zeus mi perdoni! Voglio essere proprio spicciolo nelle mie parolazioni anche perché è tardi, ma mi riservo la possibilità di aver voglia, in futuro di riaprire l’argomento, magari approfondendo, se avrò ampliato il mio sapere in materia, che per ora, è di livello 2° liceo (ahahah). 1)Allo stato di natura non esiste il Giusto. Né bene né male. Per ovvie ragioni dottrinali (uguaglianza naturale).(Hobbes) -Ma questo è sconcertante!! (Direbbero gli antichi filosofi) non esiste gerarchia dei fini, né ordine naturale che dica a ciascuno cosa fare. Per tutti gli Dei dell’olimpo. Mi sento svenire! 2)Ma ecco il vero tarlo: la dimensione temporale di quella soddisfazione, che Hobbes dichiara dunque essere l’unica cosa che conta, si rivela infine, scusate il giuuuuoco, essere infinita. L’eternità. “maledetta sete di potere mai appagata…” se la canterebbe la Donà. - Ma allora il bene sommo, ossia la felicità non esiste, è irraggiungibile….svengo… Eh si, se ogni cosa che raggiungo non serve ad altro che a spostare un po’ più in là i miei appetiti. 3)Carattere razionale del comportamento autoconservatore umano. - Pensavamo ad un uomo naturalmente sociale :-( Inoltre cito: A causa di questa diffidenza dell’uno verso l’altro, non esiste per alcun uomo mezzo di difesa così ragionevole quanto l’agire d’anticipo, vale a dire l’assoggettare, con la violenza o con l’inganno…(Leviatano I,13) Ma poi sappiamo che la ragione scopre la legge di natura, che ci impone di evitare in ogni modo tutto ciò che è dannoso per la nostra conservazione: ecco il patto, anzi i patti….to be continued (forse)
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+++sabato, 03 dicembre 2005+++

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+++venerdì, 02 dicembre 2005+++

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+++lunedì, 28 novembre 2005+++
Quanto durerà questo riconoscimento? Avrei dovuto farlo già tre anni fa, sulle ceneri delle Torri? Non ricordo il motivo per cui non lo feci allora, né quando Pietro "urlava e si disperava", ma credo che la parola giusta sia PAURA...
Si può vivere senza Dio? Questi tre giorni infernali mi suggerirebbero di no... Sono stato triste, ho litigato più volte con lei, ho quasi pianto sul maledettissimo Schiller. Nel momento in cui penso che così non si può andare avanti (e capita sempre di notte, poco prima di dormire, è certo) mi affiora subito un altro pensiero: "E'giusto aver fede per comodità?". No, non può essere giusto... La fede deve venire da dentro, da dove è sempre venuta, da dove sgorgava quando andavo in chiesa a parlare al mio amico più caro, quel Gesù che spezzava il pane nella vetrata di S.Lorenzo. Gli parlavo di casa, della scuola, di lei... Gli chiedevo di "dare un occhio", di "pensaci tu", e com'era dolce!
So che è banale, ma le cose più semplici a volte sono le più efficaci: non posso ignorare ciò che è successo due giorni fa, la notte del 26 dicembre 2004, come Voltaire non poté ignorare il terremoto di Lisbona. L'altroieri uno tsunami ha spazzato via mezzo Sud Asia. Dov'è Dio? E'nei tuoni che sento ora, come dicevano i Greci? Non posso crederlo... Nella mia non lunga esperienza di vita ho visto cose che contrastano con l'esistenza di un dio giusto, come si presuppone che sia quello che mi hanno insegnato a venerare: ne sceglierò tre, che poi sono sempre le stesse. Torri, Pietro, e una new entry, lo tsunami appunto...
Ma Dio potrebbe esserci, in un'altra veste. Un Dio assente, alla maniera epicurea? No, sarebbe inutile... Un Dio malvagio? Ma non sarebbe altro che il paradossale risultato di un processo puramente logico partito con la ricerca del Dio cristiano. Puramente logico...
La soluzione c'è, ci sarebbe, ma fa paura... Si può vivere senza Dio? Sì che si può, ma c'è bisogno di un fegato che non ho, o almeno non ancora. Quanto è triste tutto ciò... Sta finendo, rantolando paurosamente, la mia infanzia. La vita da adulto comincia sotto i peggiori auspici, non fosse altro che per le tempeste che vessano la mia terra da tre giorni. Io e la Natura: mi sento così piccolo...
Ottaviano, 28-12-2004
L'ho trovata per caso, questa pagina. Non riesco nemmeno ad inquadrare il momento in cui l'ho scritta, ricordo solo che avevo rispolverato la macchina da scrivere di mio padre... la uso solo per le "grandi occasioni". E'passato quasi un anno, cosa è successo? Cosa penso ora? Non saprei scrivere nulla di buono,ora. Non scrivo più da un po'. Mi verrebbe voglia di contaminare questo post, magari con una bella canzoncina dei cartoni animati. Sì, perché in fondo non mi interessa ciò che ho scritto, mi interessavano solo due cose: postare qualcosa, e conservare in forma indelebile una paginetta scritta a macchina che sbiadirà col tempo. Detto questo, saluto questo non-luogo, come ciccio ama definirlo. Non ho alcuna voglia, ora, di tornare a scriverci. Non ho alcuna voglia, ora, di scrivere. Questione di ore, e tornerò tuttavia con la penna in mano, se conosco bene me e le mie miserie...
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+++mercoledì, 23 novembre 2005+++

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+++martedì, 15 novembre 2005+++

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+++mercoledì, 02 novembre 2005+++

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+++lunedì, 24 ottobre 2005+++


Grazie per avermi permesso di calpestare il suolo della città che da due anni ti ingoia, ti stringe, ti porta via, puntualmente ogni mese, lontano dalle cose che ami e, intanto, ti costringe ad amarla a sua volta col suo “indefinito smorto” e i suoi miracoli…
“secca” e “storta” come una sillaba che solo un poeta può dire. Grazie per il caffé che mi preparavi la mattina, grazie delle scarpe comode alla “cittorio ambrosio”, grazie di esserti dimenticato che nel panino del ritorno ci volevo anche il formaggio, grazie per aver sopportato le divergenze di carattere che, crescendo, ci diversificano e ci rendono un po’ come Pisa e Napoli, o come il duomo e il battistero…(Saby è la torre che pende). Miracolo fra i miracoli.
Grazie dei tuoi occhi dolci quando parlavi di lei, e della foto col quadretto al completo dove mi sentivo “proprio fidanzato”, grazie fiume che scorri sotto di me.
postato da Ybris alle 23:57
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+++sabato, 08 ottobre 2005+++

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+++lunedì, 03 ottobre 2005+++
Ybris-ciccio mi aveva incaricato di pubblicare la sua poesia di sotto, perché il suo computer non voleva saperne di accendersi. Mi aveva chiesto di metterla sul blog prima che finisse settembre, ma non ho potuto collegarmi per un po', e lui mi ha anticipato. E'curioso notare che l'ha scritta lo stesso giorno in cui io sono partito e ho pubblicato quelle poche righe scritte in treno. Un giorno gravido...
Questa invece è mia, mi sono avventurato nel campo della poesia, che mi riesce ostico... E'una dedica, e del resto è l'unico tipo di poesia che conosco, riuscendo a trovare la voglia di scrivere in versi solo riferendomi a qualcuno. Ma è una dedica speciale, una dedica a una città. Una città che mi ha accolto speranzoso e entusiasta, due anni fa, ma che ora mi vede ogni giorno più pensieroso. Una città che mi ha dato molto, ma che si è presa almeno altrettanto. A volte casa, a volte esilio, a volte prigione. Come potrei non esserle affezionato? Come potrei allo stesso tempo non avere la nausea per quella melma che mi sento dentro quando sono qui?
A Pisa stanca
Di gocce gelate o cadenti
fradicia, stanca:
due anni che dormo in lei,
spossata dalla nebbia bassa.
Nero, tanto nero
in me come in lei;
avvolge i sapori
che tratterrò a fatica,
sperando di dimenticare.
Terra e cielo
d'un solo colore:
l'indefinito smorto
di una città esausta.
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